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Agorafobia: paura degli spazi aperti

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Che cos’è l’agorafobia?

L’agorafobia è un raro tipo di disturbo d’ansia. Per le persone che soffrono di agorafobia, la paura di ritrovarsi in situazioni in cui è impossibile ricevere aiuto in caso di pericolo o di restare intrappolati è tale che si evitano determinati luoghi e situazioni.

Ad esempio, il disturbo può essere tale da creare ansia o un attacco di panico in situazioni comuni come:

  • trasporto pubblico (autobus, treni, navi o aerei);
  • spazi ampi e aperti (parcheggi, ponti);
  • spazi chiusi (negozi, cinema);
  • in coda o in mezzo alla folla (concerto, evento);
  • stare fuori casa da soli.

Chi soffre di agorafobia può essere disposto ad andare solo in una manciata di posti, o temere di uscire di casa.

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Cause e fattori di rischio dell’agorafobia

Non c’è certezza delle cause dell’agorafobia. La comunità scientifica ritiene possa esserci una componente genetica.

Soffrire di attacchi di panico è un fattore di rischio ed è spesso correlato alla presenza di agorafobia.

Meno dell’1% delle persone negli Stati Uniti soffre di agorafobia. Le donne hanno una probabilità da due a tre volte maggiore di soffrirne rispetto agli uomini ed è più comune negli adolescenti e nei giovani adulti.

I fattori di rischio che possono aumentare le probabilità di insorgenza di questa patologia, sono suddivisi in 3 categorie:

  • temperamentali (sensibilità all’ansia e disturbi d’ansia);
  • ambientali (eventi negativi o traumatici nell’infanzia e ridotto affetto o iperprotettività nell’infanzia);
  • predisposizione genetica e fisiologica.

Sintomi dell’agorafobia

Se si soffre di agorafobia e si capita in un luogo o una situazione che agisce da trigger, si può diventare molto ansiosi o avere un attacco di panico. I sintomi fisici possono essere:

  • battito accelerato;
  • sudorazione, tremori, brividi;
  • difficoltà a respirare;
  • sensazione di caldo o freddo;
  • nausea o diarrea;
  • dolore al petto
  • problemi di deglutizione;
  • vertigini o sensazione di svenimento.

Il soggetto che soffre di agorafobia, durante una crisi sperimenta sensazioni quali:

  • ansia;
  • paura di non sopravvivere a un attacco di panico;
  • paura di perdere il controllo;
  • sensazione generale di terrore;
  • paura di fare brutta figura davanti agli altri;
  • paura di essere soli in casa o in un determinato luogo.

Eziologia

L’agorafobia viene solitamente identificata per la prima volta nei giovani adulti, con un’età media di diagnosi intorno ai vent’anni. Non esiste un consenso sulle esperienze infantili, sulle caratteristiche di personalità o sui fattori di rischio psicosociali che portano alla diagnosi di agorafobia. Tuttavia, le proposte indicano diversi fattori eziologici comuni. Questi includono:

  • iperprotettività dei genitori;
  • presenza di paure infantili o incubi notturni;
  • esperienza di un lutto;
  • infanzia infelice o traumatica o una predisposizione genetica.

Diagnosi

Molti dei sintomi causati dall’agorafobia sono sovrapponibili ad altre condizioni mediche come eventuali patologie cardiache, patologie gastroenteriche o patologie respiratorie.

È comune che il soggetto che soffre di agorafobia prima di arrivare alla diagnosi si sottoponga ad una serie di esami clinici e consulti medici specialisti per capire la natura dei sintomi di cui soffre.

Una volta eseguiti esami ematochimici e diagnostici con risultato negativo per escludere ragioni fisiche il paziente viene normalmente indirizzato ad uno psichiatra o a un psicoterapeuta, in funzione della gravità dei sintomi.

Lo specialista di salute mentale, per arrivare alla diagnosi di agorafobia, durante l’anamnesi è interessato a capire se:

  • il paziente è ansioso o stressato prima di uscire di casa;
  • il soggetto evita di proposito alcuni luoghi o situazioni;
  • la reazione e gli eventuali sintomi associati, in caso in cui il paziente finisse in una delle situazioni che creano ansia.

Secondo gli standard previsti dall’Associazione Psichiatrica Americana, la diagnosi di agorafobia è possibile nel caso in cui si provi estrema paura o panico in almeno due di queste situazioni:

  • essere fuori dall’ambiente comune, casa o ufficio, da soli;
  • essere in uno spazio aperto, come un parcheggio o un centro commerciale;
  • essere in uno spazio chiuso, come un teatro o un piccolo ufficio;
  • essere in fila o in mezzo alla folla;
  • essere sui mezzi di trasporto pubblici, compresi gli aerei.

Questa paura, che è sproporzionata rispetto allo stimolo reale, deve essere accompagnata da modifiche comportamentali o cognitive indirizzate ad evitare di mettersi in situazioni in cui l’esposizione può verificarsi. I sintomi devono essere presenti da almeno sei mesi e devono causare un disagio significativo al paziente e una compromissione della qualità della vita. Inoltre, i sintomi non devono essere meglio spiegati da un’altra diagnosi psichiatrica, né essere direttamente causati da una diagnosi medica, né verificarsi nel contesto dell’uso o dell’astinenza da sostanze.

Cura dell’agorafobia

Sebbene il disturbo di panico e l’agorafobia siano stati differenziati, gli algoritmi di trattamento per entrambi rimangono simili. Il primo passo consiste nell’identificare la gravità della malattia al momento della presentazione del paziente; spesso si tratta di una misura del livello di ansia o di disagio che l’agorafobia o il disturbo di panico causano nella vita del paziente.

I pazienti con disturbo di panico o agorafobia lieve o moderata sono solitamente indirizzati alla psicoterapia per ottenere un’adeguata gestione dei sintomi.

Gli studi hanno generalmente concluso che la terapia cognitivo-comportamentale affronta e allevia efficacemente i sintomi e migliora la qualità di vita del paziente.

La terapia cognitiva-comportamentale contribuisce ad imparare ad affrontare le situazioni che causano panico e aiutare ad avere meno paura. Possono anche essere insegnati esercizi di rilassamento e di respirazione. A volte il terapeuta può suggerire una terapia di esposizione, in cui si inizia gradualmente a fare alcune delle cose che rendono ansiosi.

Per i pazienti con forme più gravi di agorafobia si fa ricorso alla farmacoterapia.

Gli inibitori selettivi dei recettori della serotonina sono generalmente considerati la terapia di prima linea, con dosi terapeutiche uguali a quelle utilizzate per il trattamento della depressione. Anche gli inibitori della ricaptazione della serotonina-norepinefrina, gli antidepressivi triciclici e le benzodiazepine si sono rivelati alternative efficaci.

Gli inibitori selettivi del recettore della serotonina sono generalmente preferibili a questi altri farmaci per il profilo degli effetti collaterali, l’economicità, la disponibilità, il ridotto potenziale di abuso e la migliore tollerabilità. Esistono anche dati che suggeriscono che la combinazione della terapia cognitivo-comportamentale con la farmacoterapia può essere più efficace nella gestione sintomatica dell’agorafobia e del disturbo di panico.

La terapia farmacologica dura mediamente 6 mesi, al termine dei quali il medico può suggerire la riduzione graduale del dosaggio terapeutico.

Terapie alternative

Altre terapie alternative che possono aiutare sono gli esercizi di respirazione, la meditazione e modifiche dello stile di vita: può essere utile fare regolarmente esercizio fisico e seguire una dieta sana.

Diagnosi differenziale dell’agorafobia

Le diagnosi differenziali più comuni per l’agorafobia includono la fobia specifica, il disturbo d’ansia da separazione, il disturbo d’ansia sociale, il disturbo da stress acuto o il disturbo da stress post-traumatico e il disturbo depressivo maggiore.

La fobia specifica dovrebbe essere diagnosticata, piuttosto che l’agorafobia, se la paura, l’ansia, l’evitamento o la modificazione del comportamento sono limitati a una delle cinque, piuttosto che a due, situazioni in cui può manifestarsi e diagnosticarsi l’agorafobia. Il disturbo d’ansia da separazione può essere differenziato dall’agorafobia se la paura o l’ansia insorge quando si considera il distacco dai propri cari o dall’ambiente domestico, piuttosto che il panico associato alla presenza nelle situazioni temute.

L’ansia sociale comporta la paura di essere giudicati negativamente in situazioni pubbliche piuttosto che, come il disturbo d’ansia da separazione, di trovarsi nelle situazioni stesse.

La diagnosi di disturbo acuto da stress o di disturbo post-traumatico da stress è appropriata se la paura, l’ansia o l’evitamento sono strumenti per evitare di ricordare un evento traumatico passato.

La diagnosi di disturbo depressivo maggiore deve essere posta se il paziente riferisce anche anedonia, apatia, perdita di energia, insonnia o bassa autostima.

L’agorafobia non può essere diagnosticata nemmeno se le modifiche comportamentali sono volte a evitare le conseguenze di condizioni mediche, come la paura di perdere i sensi in pubblico per una persona con patologia cardiovascolare o di avere la diarrea in una persona con malattia infiammatoria intestinale.

Prognosi

Le linee guida descrivono il decorso dell’agorafobia come “persistente e cronico”, con una remissione completa relativamente rara se non con il trattamento o l’intervento farmacologico.

I tassi di remissione si riducono quando la gravità dell’agorafobia è maggiore. La possibilità di una prognosi favorevole è ridotta anche dalla presenza di disturbi d’ansia, depressione, disturbi di personalità o disturbi da uso di sostanze.

Fonti

Agoraphobia
Agoraphobia